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Un Giullare e la volgarità.
(accompagnare col suono di una cetra)
La solita cena di corte. Il re è tranquillo il buon cibo non manca, il buon vino neppure, nè gli allegri commensali. Ci sono duchi conti, vescovi, cardinali, dame e cavalieri. Tutta gente fidata, di compagnia e disposta ad ascoltare come fosse il verbo ogni scemenza che dice.
Ma c’è qualcuno che stona, Il giullare.
Non fa in tempo ad addentare la sua coscia di fagiano che subito il re viene aggredito.
Buono vero? Dice il giullare, Sire è arrivato un messaggero. Ei dice che di Tripoli siamo alle porte, non parla di perdite ma io so, che metà delle nostre truppe sono morte,
Fortuna che quel che rimane, al nostro contrario, non ha niente da mangiare. Buon appetito sire!
Come si permette il bifolco, di importunarmi così. Mah, lo fa perche da tempo ancestrale al giullare è permesso di sfottere il re e pure di dire la verità. È legge antica , indiscussa forse la più antica del regno.
Potrei farlo uccidere, pensa il sovrano. Ma chi mi garantisce che non mi capiti un peggior marrano?
Alla seconda portata, arriva un'altra bordata, quasi a condire il gran piatto di carni arrosto che tutti hanno davanti.
Sire mi dicono, che la vostra regina consorte, non gioisce a letto più di tanto del vostro rendimento. Avrei da suggerire un prestante cavaliere, che pure in quel frangente faccia il vostro mestiere, sono i tempi nuovi mio signore, bisogna delegare!
Il re non fa in tempo ad ingoiare, che ne arriva un'altra: il cardinale sua eccellenza che ha giurato castità anch’egli si propone per risolver la questione. Di scioglierlo dal voto vostra altezza ha potestà. Così da essere cornuto con grande varietà, se piace alla regina dovete esser contento.
Se poi non siete certo di quale sia la giusta scelta potete voi provare il cardinale o il cavaliere, augusto sovrano, col vostro deretano!
Stai passando il segno giullare, ricorda il re può tutto e per antica che sia ogni legge può cambiare, col permesso del pontefice.
Ma non arrivo a tanto, mi sovviene soltanto che una dama di corte vi ha udito dire giusto ieri un eresia, perciò vi metto al rogo senza rancore.
Cari amici, resterete contenti, lo mettiamo un poco in gabbia, a frollare, poi potrete provare l’arrosto di giullare.
E giusto, mio signore, tutto quello che voi fate ma riderò di voi e della vostra compagnia che sono solo servi. Io no! Bruciando riderò! Disse il re allora, sei l'unico sincero, meriti rispetto. Per te proclamerò tre giorni di lutto stretto!
E’ volgare? Beh…
Vi presento lo spauracchio di chi,bene o mal non importa, scrive.
La Volgarità.
A corte c'è anche un nano- e come dice de André- pare sia il più dotato- di una virtù indecente- se avesse fatto lui un introduzione- avreste detto tutti- ma che bella canzone! Anche del Decamerone poi- che di simili sconcezze- ampiamente conciona- certo avreste detto- è un mucchio di schifezze. Il volgare poi l'ha inventato Dante, e di volgarità la Commedia ha ben riempito, anche il sommo Poeta avreste puntato a dito! Ma io poi chi sarò mai, questa non è arte, non leggete non sia mai, mettetela da parte, tutelate la vostra innocenza, da questa indecenza. Se è poi la libertà ciò che fa inorridire, l'arte non ha catene, ed io niente posso dire. La composizione è oggetto di un esame all'università. E tutti lo passano brillantemente. Il racconto invece deve muover l'anima, destare un sentimento fosse pure indignazione, io volevo far riflettere o almeno far ridere. Ma serve a ben poco sai, l'abilità, se non coinvolgi la gente, se la tua ispirazione non riesce a nobilitare una trasgressione… Quanto alla volgarità, l'uso nella scrittura è consentito purchè non sia gratuita, in questo caso è funzionale. Il giullare deve demolire il re che è pur sempre un uomo, prima gli butta in faccia che mentre il suo esercito viene sterminato e lasciato alla fame lui si sta ad ingozzare d’ogni leccornia, quindi ne mette in dubbio la virilità, gli propone di diventar cornuto e di "esaminare" in maniera alquanto umiliante i pretendenti della sua signora. Ma la libertà si paga, il giullare finisce al rogo, ma il potere che lo uccide, alla fine, non riesce a fare a meno di ammirarlo
Al giullare dell’ammirazione del Re non potrebbe fregar di meno.